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Approfondimenti

Terreno per fotovoltaico: quali requisiti deve avere e come valutarne l’idoneità

La disponibilità di un terreno rappresenta il punto di partenza per valutare lo sviluppo di un impianto fotovoltaico. Per comprenderne il potenziale occorre però considerare insieme diversi elementi: superficie utilizzabile, localizzazione, morfologia, vincoli ambientali e paesaggistici, e possibilità di connessione alla rete elettrica.

In questo processo è utile distinguere due concetti. Il primo è tecnico e riguarda le caratteristiche necessarie a ospitare un impianto efficiente e redditizio. Il secondo è normativo: la qualifica di “area idonea” segue criteri fissati dalla legislazione nazionale e regionale e incide direttamente su tempi e percorso autorizzativo. Un sito adeguato sul piano tecnico può incontrare ostacoli amministrativi, e viceversa.

Quanto deve essere grande un terreno per il fotovoltaico?

La superficie è uno dei primi parametri da considerare, ma il suo valore va sempre letto insieme al tipo di impianto che si vuole realizzare.

Le Linee guida sugli impianti agrivoltaici del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) riportano un confronto tra impianti agrivoltaici e il fotovoltaico tradizionale (1). Negli esempi riportati, la densità di potenza si colloca tra 0,6 e 1 MW per ettaro per il fotovoltaico tradizionale e 0,4-0,6 MW per ettaro per alcune configurazioni agrivoltaiche. Si tratta di riferimenti tecnici orientativi, da contestualizzare rispetto alle caratteristiche specifiche di ciascun progetto.

Ci sono però aspetti che pesano più di questi numeri: la superficie disponibile non coincide con quella davvero utilizzabile. Forma e continuità del lotto, pendenza, fabbricati presenti, spazio per viabilità interna, cabine e fasce di rispetto sono solo alcuni degli elementi che condizionano la disposizione dei moduli e il layout dell’impianto. Nell’agrivoltaico, ad esempio, bisogna lasciare spazio anche alla prosecuzione dell’attività agricola, e questo riduce ulteriormente la potenza installabile per ettaro.

Per questo gli sviluppatori possono adottare proprie soglie dimensionali nella fase di scouting: si tratta di criteri operativi utilizzati per selezionare le aree da approfondire, mentre la configurazione definitiva nasce dalla progettazione del singolo impianto.

Posizione, normativa nazionale e “aree idonee”

La posizione del terreno conta due volte: per la tipologia di impianto installabile e per le regole autorizzative da seguire.

Il riferimento nazionale è il D.Lgs. 190/2024, il Testo Unico che disciplina i regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il decreto è stato poi modificato dal D.L. 21 novembre 2025, n. 175, convertito dalla Legge 15 gennaio 2026, n. 4, che ha introdotto nel Testo Unico l’articolo 11-bis dedicato alle “aree idonee” (2)(3).

In zone classificate agricole, l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra è consentita solo in alcune delle aree idonee individuate dalla legge, tra cui, ad esempio, le aree agricole comprese entro 350 metri da stabilimenti o impianti industriali e le aree adiacenti alla rete autostradale entro 300 metri. La realizzazione di impianti in queste aree offre importanti semplificazioni procedurali, riduzione dei tempi autorizzativi e maggiori garanzie normative. Al di fuori delle “aree idonee”, in un terreno agricolo è sempre comunque possibile l’installazione di impianti agrivoltaici con moduli adeguatamente elevati da terra purché preservino la continuità delle attività colturali e conservino almeno l’80% della produzione lorda vendibile del terreno.

La disciplina regionale e i vincoli territoriali

L’articolo 11-bis attribuisce inoltre alle Regioni e alle Province autonome il compito di individuare ulteriori aree idonee sul proprio territorio, nel rispetto dei criteri stabiliti dalla normativa statale. Nell’individuarle, le Regioni devono tutelare in particolare il patrimonio culturale e il paesaggio, i siti UNESCO, le aree agricole (soprattutto quelle di pregio) e forestali, i siti Rete Natura 2000 e le aree naturali protette (2).

Ad esempio, la Regione Lombardia con la L.R. 21 maggio 2026, n. 10 ha individuato sul proprio territorio ulteriori aree idonee privilegiando aree già artificializzate, impermeabilizzate o compromesse, cercando un equilibrio tra decarbonizzazione e tutela del territorio (4).

Forma, pendenza e accessibilità del sito

Alla componente normativa si affianca quella tecnica: la forma e la continuità dell’appezzamento condizionano la disposizione dell’impianto sul terreno. Pendenza e morfologia incidono sul layout dell’impianto, mentre l’accessibilità deve essere adeguata alle attività di costruzione e, successivamente, di gestione e manutenzione.

Durante lo sviluppo possono quindi entrare in gioco rilievi topografici e catastali, indagini geologiche e geotecniche e altri approfondimenti utili a conoscere le caratteristiche reali del sito. Questa fase consente di passare da una prima selezione del terreno a una valutazione progettuale più precisa, verificando in che modo la superficie disponibile possa essere effettivamente organizzata.

La risorsa solare e il potenziale produttivo

La localizzazione geografica incide naturalmente anche sulla quantità di energia solare disponibile. Uno degli strumenti utilizzabili per una prima analisi è PVGIS (Photovoltaic Geographical Information System), sviluppato dal Joint Research Centre della Commissione europea. Il sistema mette a disposizione dati sulla radiazione solare e consente di stimare il potenziale di produzione di un impianto fotovoltaico in funzione della località, della tecnologia e della configurazione considerate (5).

La stima della producibilità viene poi affinata in fase progettuale attraverso le caratteristiche specifiche dell’impianto e del sito, tra cui layout, orientamento, inclinazione e tecnologia dei moduli.

Anche la connessione alla rete entra nella valutazione

La presenza di infrastrutture elettriche nelle vicinanze è un primo indicatore della fattibilità del progetto. Un terreno può avere superficie, posizione e caratteristiche ideali, ma senza una connessione alla rete elettrica adeguata il progetto difficilmente diventa realizzabile.

Le regole su costi e modalità di connessione degli impianti sono definite da ARERA nel TICA, il Testo Integrato delle Connessioni Attive (6). In termini generali, il gestore di rete elabora una soluzione tecnica con le opere necessarie e il relativo costo, che dipende tra l’altro dalla potenza richiesta e dalla distanza dalla più vicina cabina o stazione di trasformazione.

Un processo da compiere in più tappe

Valutare il potenziale di un terreno non significa spuntare una lista, ma far dialogare aspetti diversi: normativi, vincolistici, tecnici, economici. Solo quando questi aspetti vengono considerati insieme, un terreno smette di essere una semplice superficie disponibile e diventa un’area su cui sviluppare un progetto fotovoltaico concreto.

Gli autori

Michele Manzata

Serena Ferrari